di Gennaro Fiorentino

foto di Antonio Bertagnin

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La recente gita sociale Clamfer al Museo Piana delle Orme, da me definito Museo dinamico per il continuo arricchimento della sua immensa collezione, ci ha fatto scoprire quanto vi siano validamente rappresentati storici mezzi di trasporto su ruota. Quindi la redazione ha pensato di offrire ai gentili lettori di questo sito un piccolo album, sintesi di questa esposizione che da sola meriterebbe un Museo e, per realizzare l’idea, si è avvalsa dello splendido foto-reportage realizzato dal socio A. Bertagnin in occasione della visita.

Il Museo Piana delle Orme sorge nella campagna pontina, sul territorio di Latina. Esso si deve alla lungimirante visione di Mariano De Pasquale (1938-2006), un illuminato floricoltore di origine siciliana. Il realizzatore, partendo semplicemente da un banale baratto di una jeep contro una partita di fiori, incominciò a raccogliere tutto ciò che potesse contribuire a ricreare, a futura memoria, la storia della Bonifica Pontina e degli avvenimenti della II GM. Il luogo per accogliere l’immenso patrimonio che si stava concretizzando fu individuato in una struttura già occupata da un allevamento avicolo industriale dismesso. L’impegno finanziario fu rilevante; nondimeno quello professionale dovendosi impiegare un esercito di ingegneri, architetti, scenografi e museografi.

Nel corso del 1996 la grande impresa poteva dirsi completata ed aperta al pubblico.

Essa si presenta con due teorie di grandi padiglioni divisi in due ali di sei edifici ciascuna (più due per impieghi organizzativi): nell’ala di sinistra trova posto la prima tematica ed in quella di destra la seconda, quella bellica.

Pianta con la dislocazione dei padiglioni del Museo di Piana delle Orme.

La visita inizia da un primo hangar che accoglie una ragguardevole raccolta di giocattoli d’epoca. Si passa dunque alla storia della bonifica (1924-1937).  Dopo immensi lavori, eseguiti con l’utilizzo di macchine di movimento terra per lo più a vapore (ben esemplificati con scenari di sorprendente realismo), i suoli, liberati dagli acquitrini, furono messi con piccoli lotti a disposizione dei reduci di guerra disoccupati provenienti, per lo più, dal Veneto e dalla Romagna. La concomitante apertura della nuova linea ferroviaria Roma-Napoli (Via Formia), detta direttissima, offrì la possibilità di far pervenire queste maestranze in treno. Per dare un’idea di questa trasmigrazione, è stata creata una sorta di stazione ferroviaria. Vi si immagina l’arrivo delle famiglie, rappresentate da manichini, nel momento in cui sono in corso le operazioni di sbarco dal convoglio. La scena ha un tono di apprezzabile realismo.

Treni-giocattolo realizzati in latta serigrafata.

La carrozza che rappresenta il trasporto ferroviario, è cronologicamente plausibile; si tratta infatti di una vettura a doghe ed a scartamento ordinario. Rivolgendomi ad una platea di appassionati, ritengo di dover dare qualche notizia in più. Essa, ovvero quel modello, non è mai appartenuta alle Ferrovie dello Stato. Si tratta infatti di veicolo di proprietà della dismessa tramvia Padova-Malcontenta-Fusina, gestita dalla Società Veneta. La sua chiusura, avvenuta nel 1954, portò alla vendita di una dozzina di queste vetture che furono acquistate dalla Società Ferrovia Nord Roma per utilizzarle sulla linea di Viterbo. Ivi fecero servizio fino al 1969. Poi passando per vari utilizzi, si sparsero per il mondo. Un esemplare pervenne qui dove fa bella figura e contribuisce a rendere l’idea.

   

Due momenti dell'arrivo dei coloni alla stazione "Cisterna di Roma":

la discesa dal treno ed il carico delle masserizie su un vecchio autocarro.

Seguendo passo passo gli altri padiglioni si può assistere, attraverso le varie scene, allo sviluppo delle aziende agricole. È mostrata la vita dei campi e la civiltà contadina che sviluppa la sua evoluzione anche attraverso la tecnologia. Difatti è notevole la presenza di una collezione di trattori ed altri macchinari. Con la fine della II GM, l’uomo dei campi mostra tutta la sua insoddisfazione per quel lavoro che non sempre compensa i sacrifici profusi nella campagna.

La vettura 102 della FAA di Chieti, alla fine della sua carriera, fu riverniciato in blu ed esposto all’interno del parco di Piana delle Orme.

Vista posteriore dell'OM "Tigrotto" esposto nel Museo.

La seduzione della città e la chimera del famoso posto fisso, inducono molti giovani a seguire un iter contrario di quello percorso dai loro padri. Essi lasciano l’economia agricola con tutti i mezzi possibili: prima con le corriere (qui rappresentate) e poi con il treno per raggiungere con le loro valige di cartone Torino e le altre città del nord. La presenza di un tram proveniente proprio dalla rete urbana della città antonelliana, sintetizza il fenomeno noto come urbanesimo.

La vettura esposta in realtà è stata riportata per finalità museali, ad un suo utilizzo passeggeri. Spieghiamone la storia. Costruita nel 1910 negli stabilimenti Diatto, faceva parte di un lotto di 130 esemplari del tipo biassi. Il copioso ordinativo servì a sopperire alle previste esigenze per l’Expo (oggi così si sarebbe chiamata) intendo Esposizione Internazionale del Lavoro del 1911. La nostra aveva in origine matricola 131. Una notizia curiosa riferisce che una piccola parte di questo lotto prese la via della Germania durante la II GM; poi rientrò e partecipò alla lenta rottamazione per obsolescenza; ma non la 131. Essa fu trasformata in veicolo di servizio con il numero 434 e con la funzione di sabbiera. L’acquisto da parte del complesso museale l’ha riportata allo stato d’origine.

   

La ricostruita vettura tramviaria di Torino.

Attraversiamo il grande giardino, percorso da un ruscelletto che separa le due ali. Una bella locomotiva 835, su binario specifico, colpisce la nostra attenzione. Per la sua ambientazione, è stato scelto di metterla al traino di un carro pianale di provenienza “Ferrovia Nord Roma”. Il connubio non si può certo dire perfetto da un punto di vista filologico, ma bisogna pur concedere un po’ di licenza poetica agli espositori.

La locomotiva rappresenta un numeroso gruppo delle Ferrovie dello Stato. Il suo numero di matricola 051, la fa ascrivere ad una macchina che operava in Liguria ed esattamente a Sestri Levante. Pare che abbia concluso la sua carriera nell’Arsenale della Marina de La Spezia.

Vecchio carro pianale P 312 della Ferrovia Nord Roma, e . . .

. . . una locomotiva da manovra del gruppo 835 delle F. S..

Infine ci aspetta il momento più emozionante della visita e peraltro di recente inaugurazione (Marzo 2013). È la ricostruzione della tragedia dell’olocausto. In una ipotetica stazione ferroviaria, la locomotiva 640.019 con al seguito una teoria dei famigerati carri F, imbarca per un viaggio, per i più senza ritorno, una folla di derelitti tra ebrei ed altre categorie sgradite al regime. I personaggi sono esposti in forma di manichini con un volto disperato. In prospettiva si intravede il sinistro e noto cancello di Auschwiz (riproduzione) con il  motto “Arbeit macht frei” (Il lavoro rende liberi).

Riproduzione dell'ingresso di un campo di concentramento.

La locomotiva Gr. 640.019 alla testa di un convoglio diretto ai campi di concentramento.

Gli appassionati esperti osserveranno che la locomotiva volge il muso verso il termine-binario; e poi la 640 FS non arrivava in Germania. Mettano per una volta da parte le pedanti ancorché corrette osservazioni. Il contesto davvero commuove suscitando riflessioni e ricordi. Ed al Museo di Piana delle Orme, sono le emozioni che contano.

Concludo con una notizia modellistica. Proprio la locomotiva con questa matricola è stata riprodotta qualche tempo fa, dalla casa Os.Kar e, per quanto mi risulta, ha riscosso un buon successo commerciale.

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