Testo e foto di Gennaro Fiorentino

 

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La piccola storia che mi appresto a raccontare, inizia qualche anno fa quando leggendo una rivista specializzata, trovai un articolo che raccontava di un signore tale Giuseppe Arena, il quale aveva pensato bene di parcheggiare nel giardino di casa un vagone letto ed un vagone ristorante. Intendo in scala 1 a 1.

La notizia mi apparve ancora più intrigante considerando che la località era Colonna, ridente località posta ai Castelli Romani, zona da me sovente frequentata ed apprezzata. Mi riproposi di farci una capatina.

Non lo feci. Il mese di luglio del 2005, preannunciato da comunicati stampa, seppi che si sarebbe presentato a Colonna e sistemato ancora nell’ormai noto giardino, un tram. Era la versione restaurata di uno dei celebri tram innovativi passati alla storia come gli Urbinati dal nome del geniale ingegnere che ne inventò l’omonimo sistema di snodo. Esattamente era la matricola 402 che dopo anni di oblio, era stata rimessa in sesto per l’aspetto, grazie alle cure di un gruppo di volenterosi soci della nascente Associazione ACIMET, presieduta dall’ing. Muscolino, scrittore tematico, dirigente delle Ferrovie ed attuale Presidente FIMF.

Alla data ed all’ora stabilite, mi precipitai. Che bel pomeriggio passai. Tra un tram vero ma storico e tanti tram in scala. Incontrai tanti appassionati mentre ebbi l’opportunità di conoscere il caro Giuseppe Arena. Quando gli ospiti avevano ormai visto tutto ciò che c’era da vedere ed apprezzato il bellissimo buffet che il padrone di casa e la sua ospitale famiglia avevano voluto offrire ai fortunati presenti, Giuseppe con il suo tono così affabulante, volle raccontarci le peripezie del restauro di quella vettura e, nondimeno, le difficoltà logistiche per sistemarla nella nuova collocazione statica. Feci presto a farmi notare non nascondendo la mia “trammofilia” cronica di cui sono affetto ormai da decenni. A questo punto, soffocando la mia innata timidezza, chiesi di poter vedere i due vagoni  CIWL presenti nella sua casa di cui avevo letto nel Bollettino. Non si fece pregare e proseguimmo per il giardino adiacente. Non furono pochi quelli che si posero sulla scia della mia faccia tosta. Anche in questo caso ci raccontò di un vero lavoraccio per portarli su quei binari di sosta. Ma le sorprese non erano finite. Adiacente ai due blasonati vagoni, erano posti su un tronchino, parliamo di un ambiente vasto ma tutto sommato domestico, una serie di veicoli ferroviari provenienti dalla cessata Roma-Fiuggi. Ebbi un tuffo al cuore. C’erano le  vestigia di una delle passioni della mia vita. Dovevo saperne di più. Ma il mio interesse lo sorprese. Non sapevo forse che dietro la siepe ci fosse la stazione di Colonna di tale ferrovia? Lì aveva passato la sua vita in quanto il padre ne era stato capostazione. Lì un giorno futuro avrebbe stazionato il maggior numero possibile di veicoli della Roma-Fiuggi e sarebbe stato il “suo” Museo. Certamente ciò che era stato già fatto ed in maniera sorprendente, mi avrebbe dovuto far dare più credito a quel progetto. Ma non posso nascondere una certa perplessità che mi pervase, pur entusiasmato dall’idea della sua possibile realizzazione e dell’entusiasmo di quell’uomo la cui ostinazione cominciavo a conoscere.

Passarono alcuni anni ed intanto le notizie che giungevano da Colonna, mi rendevano felice scardinando le mie perplessità. Il tram Urbinati 402 ed i relativi vagoni CIWL, continuavano a stare nella loro nota sede ma non erano più soli. Poco lontano infatti,  il piazzale della stazione di Colonna era stato completamente bonificato e vi erano stati posati, dove necessario, dei nuovi binari con scartamento 950 mm pronti ad accogliere i rotabili recuperati e restaurati.

La costituzione del Museo e l’immissione dei rotabili fu, strada facendo, definita “l’impresa” non nel senso di costruire ma nel senso di creare qualcosa di eroico. E davvero tale lo era per una serie di immaginabili difficoltà: reperire il materiale rotabile superando i cavilli burocratici, trasportarlo nella sua nuova sede con veicoli stradali speciali sovente di stanza in località fuori regione, procedere al loro restauro. Certamente nella esecuzione dell’impresa non furono estranei i suoi familiari in primis i figli, ed uno stuolo di appassionati amici delle diverse realtà associative laziali.

Quando fu introdotto l’elettrotreno 801, fui completamente convinto che ormai il Museo si trovasse nella sua realizzazione in un punto di non ritorno. Quante volte lo avevo visto passare per le strade di Fiuggi quando da ragazzo mi ci trovavo in villeggiatura?

Molti siti specializzati di internet, ormai lo descrivevano come cosa fatta. Ma purtroppo, insieme alle trionfalistiche notizie dei lusinghieri traguardi raggiunti dall’impresa di Colonna, nella primavera del 2008 arrivò anche quella preoccupante circa un problema di salute del suo artefice.

A Maggio proposi ad un ristretto manipolo di soci del mio Club di andare a vedere quello che ormai era un Museo a tutti gli effetti. Telefonai al caro Peppe e, come sempre, mi rispose con una voce squillante ed entusiasta che mi rincuorò esorcizzando quelle cose poco allegre che si erano sentite. Ci attese sul piazzale della dismessa stazione facendoci fare una visita condotti da lui stesso, guida di eccezione. Per ogni loco o carro, aveva notizie ed aneddoti da raccontarci. Alla fine del giro ci portammo nella piccola boutique dei souvenir, dove tra l’altro acquistai un cappellino con l’emblema dell’ETR presente al Museo. Lo avrei messo tutte le volte che mi fossi recato a visitare un Museo o una ferrovia degna d’interesse. Visitammo anche i locali della stazione in gran parte arredati con oggettistica d’epoca e ricca collezione di cimeli. Vedemmo anche il primo piano dov’era stata ricostruito con manichini e divise originali, il comando tedesco che vi prese possesso negli anni della battaglia di Cassino. Non mancavano interessanti modelli in HO ed un plastico a tema tramviario.

A beneficio dei miei amici che non li conoscevano ancora, richiesi di vedere anche il tram 402 ed i vagoni CIWL. Fummo accontentati. La bella mattinata volgeva al termine conclusa con un aperitivo che il “Presidente” volle offrirci. Lo invitammo a pranzo con noi; quale onore sarebbe stato. Rifiutò con cortesia in quanto ci disse, per quel giorno aveva già speso le energie.

Agosto dello stesso anno, mi trovavo a Dresda viaggiando su una ferrovia a vapore a scartamento ridotto ed indossavo  l’ormai inseparabile cappellino delle mie scorribande ferroviarie. In questi casi sostare sul terrazzino della carrozza è un privilegio irrinunciabile. Purtroppo in quella posizione, un colpo di vento me lo portò via e me ne dispiacqui molto ritenendolo un brutto presagio.

Dopo qualche giorno, recata dai vari siti specializzati della rete, arrivò la notizia che non avremmo mai voluta apprendere.

Ora l’impresa di Colonna continua animata dai volenterosi e dagli eroici familiari. E’ stata creata ad hoc una Fondazione perché il lavoro non si fermi. Se volete fare qualcosa perché vada ulteriormente avanti, fatele una visita che sarà di certo più che piacevole. L’appello vale sia per i pochi laziali che non ne sono a conoscenza, sia per quanti da fuori regione si trovino a passare. Una piccola deviazione di certo non vi deluderà: ne ritornerete arricchiti nella vostra cultura ferroviaria ma soprattutto nel vostro spirito.

Una precisazione finale. Queste poche note sono state dettate dal piacere di raccontare questa affascinante storia. Non escludo che nella sua stesura potrei essere incorso in inesattezze nel citare o omettere i ruoli di chi vi ha partecipato. Le eventuali sviste sono involontarie ed attribuibili solo a incompleta conoscenza delle circostanze che le hanno generate. 

 

IN SINTESI COSA SI VEDE

 

 Carri ferroviari di vario genere tra scoperti e coperti.

Qualcuno reca numerose sale provenienti dalla stessa ferrovia.

Locomotore  matricola n. 1 di un gruppo di 4 riportato alla livrea di origine Costruiti tra il 1915/16 erano destinati

al trasporto merci. Degli altre 3, uno andò distrutto in un incendio, uno si trova al Museo Ostiense a Roma

ed il terzo prende il fresco nel giardino di casa Arena in attesa di tempi migliori.

Elettromotrice 434 unica del 1921. Costruzione Tosi Legnano.

Poteva dare posto a 20 persone. Restauro magistrale con il ripristino della livrea originale.

 

Elettrotreno 801. Primo di una prima serie di tre elementi, risale al 1953 dalle OMS con equipaggiamento TIBB.

Furono accolte dall’utenza con assoluto favore tanto che nel 1962 fu ordinata un’altra serie numerata da 811 a 817.

La foto del 2008, mostra il restauro in corso che al termine gli ha restituito la livrea a due toni di marrone come l’originale.

Vari segnali ferroviari,  sirene di allarme antiaereo e attrezzature da stazione.

Plastico tramviario di ambientazione romana con molti veicoli autocostruiti.

Quanto segue si trova nella parte privata del complesso, pertanto al momento visitabile solo chiedendone il consenso:

Tram Stefer matricola 402 della rete dei Castelli risalente al 1939 restaurato dai soci ACIMET.

Vagone ristorante matricola 4242 (costr. Astrad Arad 1943) e vagone letto matr. 3901

(costr. Ateliers Metallurgiques Nivelles 1939) entrambe  della CIWL posti sui binari sotto una tettoia di protezione.

Infine una foto ormai storica: Luglio 2005 presentazione della motrice Urbinati 402:

in primo piano uno splendido modello di una 8 finestrini della città di Roma

delizia gli occhi dei presenti mentre in secondo piano il discorso dell’ing. Muscolino ne delizia le orecchie.

 

 

DAL CASSETTO DEI RICORDI

 

(Stralcio di una lettera speditami dal Presidente nel 2005)

 

Le tue parole hanno risvegliato in me i ricordi di una intera vita trascorsa tra le rotaie di quella amata e rimpianta linea ferroviaria.

Devi sapere che mio nonno con i suoi cavalli contribuì alla costruzione della linea trasportandone i materiali: infatti il mio avo aveva la concessione per il trasporto di persone con le carrozze a cavalli, fra Roma ed Olevano Romano (comune vicino a quella de “La Forma” che tu conosci). Quando la Roma Fiuggi entrò in funzione mio nonno andò in rovina, ma i dirigenti dell’epoca assunsero per contropartita suo figlio (mio padre) in ferrovia a soli sedici anni! Egli prese servizio prima come telegrafista e poi, nel tempo, come capostazione; approdò alla stazione di Colonna nel 1932 quando io avevo appena due anni, perciò tutta la mia gioventù è trascorsa in quella stazione fra treni, passeggeri e merci, in un periodo a cavallo della seconda guerra mondiale quando la ferrovia significava molto.

Conoscevo tutti i segreti del movimento dal telegrafo agli scambi, dagli incroci alla biglietteria e poi tutta la mia vita (dalla prima elementare) si è svolta sui treni pertanto i miei ricordi sono legati alla Roma-Fiuggi in modo indissolubile.

Oggi, nel vedere in quale stato di abbandono si trova, provo uno struggente rimpianto. Per questo sto facendo tutto il possibile per ottenere la concessione della stazione e farne un polo museale.

 

Notizie Pratiche:

Indirizzo: Via Casilina 17 Km. 25,500 San Cesareo (Roma)

Sito web: http://www.ferroviamuseo-colonna.it/index.html

Indirizzo mail: stazionecolonna@alice.it Telefono 069439290

Come si arriva: In auto - Autostrada del Sole Uscita San Cesareo In treno - Linea Roma Cassino - Stazione di Colonna Galleria

Apertura: Lunedì chiuso; Martedì - Mercoledì - Giovedì Apertura su richiesta per gruppi;

Venerdì solo mattina; Sabato e Domenica mattina e pomeriggio con pausa pranzo

Orario di chiusura secondo ora del tramonto.

 

 

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